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Storia

Storia

Nel 1614 il Governatore spagnolo dello stato di Milano, Marchese Mendoza della Hionosa per accrescere le file dell'esercito inviò nell'Ossola inferiore il milanese Ottavio Varone con l'ordine di istituire le Milizie delle terre.
Ogni singolo lembo abitato, anche il più piccolo doveva armare gli uomini dai 18 ai 50 anni, atti al servizio e tenerli esercitati e pronti a difendere i forti ed i passi in omaggio a Sua Maestà Cattolica.
La Valle Anzasca (Castiglione, Calasca, Bannio, Anzino, Vanzone, Ceppo Morelli, Macugnaga) doveva tener esercitati 390 soldati.
Gli uomini cercarono con ogni mezzo di sottrarsi al servizio della Milizia spagnola invocando i privilegi, la miseria dei luoghi e la scarsità stessa di gente adatta, causa l'emigrazione, ma tutto fu vano.
Durante il servizio i militi ricevevano: tre parpaiole al giorno ed il pane di monizione. Più tardi per diminuire l'alto numero dei disertori, i Comuni furono costretti a soccorrere i soldati con una mercede giornaliera quantificata fra 15 e 20 soldi per ciascuno, oltre all'esenzione dalle tasse per la durata del servizio.
Le armi: i moschetti, le picche e gli altri arnesi guerreschi erano personali e dovevano essere forniti dai militi a proprie spese, solo per i miserabili suppliva il Comune.
Nelle lotte fra Spagna e Savoia, specialmente dal 1614 al 1617 le Milizie di Valle Anzasca furono a più riprese chiamate a presidiare le rocche di Arona e di Angera, a difendere il Passo di Paglino ed a combattere a Carpignano.

ORIGINE DELLE FESTE TRADIZIONALI

Nel 1622 il popolo di Bannio aveva terminata la fabbrica del Santuario della Madonna della Neve ed il 5 Agosto dello stesso anno tutte le Milizie della Valle Anzasca convennero colà per per l'inaugurazione: le feste durarono tre giorni con gran solennità di funzioni religiose, divertimenti pubblici, e con grande apparato della militar compagnia.

Diciannove anni dopo e precisamente il 15 Agosto 1641 anche Calasca col concorso delle Milizie della Valle e di tutto il popolo ed autorità con grandiosi festeggiamenti inaugurava il Santuario della Gurva, dedicato alla Madonna Assunta in Cielo. 

Da quel tempo si può dire che, non passò anno senza che le feste dei due Santuari non venissero condecorate dalla Tradizionale Milizia.

Quasi due secoli dopo e cioè il 15 luglio del 1805 la Milizia di Calasca condecorò la grandiosa festa che i calaschesi prepararono in occasione dell'arrivo dalle Catacombe di Roma del Corpo di San Valentino, giovine soldato e martire di Nerone, che ifratelli Giuseppe e Don paolo Boiti trasportarono in dono alla Chiesa di Calasca. Il giorno stesso la Milizia di Calasca si elesse a protettore il Soldato S. Valentino e stabilì di festeggiarne ogni anno la sua festa, la domenica precedente la festa della Gurva e cioè la seconda domenica di agosto. Da quel tempo il battaglione condecorò annualmente le feste di S. Valentino e dell'Assunta ad eccezione degli anni di pestilenza e di grandi guerre quali quelle del 1866 e dal 1915 al 1918, e dal 1940 al 1945. 

Senonchè - parla lo storico Bianchetti - alle picche, ai caschetti di ferro, ai corsaletti di cuoio, alle brache a guardinfante dell'epoca spagnuola, tennero dietro gli archibugi, le sciabole, i cappelli a tre acque, le tuniche a falde arrovesciate del settecento, poi le variate uniformidel periodo repubblicano e quelle brillanti del consolanto e dell'Impero. Dai rimasugli disparati di tutte quelle assisi militari, cui il tempo e i tarli, l'incuria e i bacchici sollazzi han risparmiato, ancor si trae partito al giorno d'oggi. Ed invero è uno spettacolo curioso vedere un centinaio di uomini di ogni età, per tal maniera vestiti nelle più strane fogge manovrare al suon di pifferi e dei tamburi, ed il sentire le salve fatte a dimostrazione d'onore, non peccanti al certo per soverchia regolarità e precisione. Non di meno una tal mostra, appunto per essere veramente - tradizionale e legittimata dal lungo corso degli anni - nulla toglie al carattere delle sacre funzioni, mentre giova tuttavia a dare una particolare importanza a quelle feste ed a chiamarvi un maggiore numero di curiosi, se non di devoti.

Tratto da "Calasca Zibaldone" Cav. Agostino Sandretti, 1948 pp. 175 -177

 

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