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Statuto 8 Ottobre 1882

STATUTO ORGANICO 

 

DELLA 

 

MILIZIA TRADIZIONALE DI CALASCA

 

 

 

Articolo 1.

 

E’ instituita in Calasca una Società collo scopo di solennizzare le secolari e religiose feste d’Agosto coll’armamento della tradizionale milizia locale

 

Art. 2.

 

La società è composta di un numero illimitato e quanto più si può maggiore di soci abitanti e domiciliati in Calasca, paganti una o più azioni annuali di lire cinque ciascuna. I nomi dei Soci risultavano da due appositi libri, uno dei quali sarà tenuto da ciascun Consigliere per annotarvi i Soci della propria Frazione, l’altro sarà generale e tenuto dalla Direzione in cui vi saranno annotati tutti i soci del Comune.

 

Art. 3.

 

Coloro che intenderanno di far parte di detta Società dovranno non più tardi del primo di Maggio d’ogni anno avvertire la Direzione della loro adesione o rinunzia e pagare al Cassiere la loro quota.

 

Art. 4.

 

La Società è amministrata da una Direzione composta da un Direttore, di un Vice Direttore, di un Carsiere e di cinque Consiglieri, dei quali uno per Barzona, un secondo per Calanca Dentro con Pianezzo, un terzo per Antrogna con Loreto e Duiamen, un quarto per Boretta con Morandone, un quinto per Vigino con Molini. La Direzione nominerà un Segretario.

 

Art. 5.

 

Questa Direzione è eletta dai Soci riuniti in adunanza alla quale siano intervenuti almeno venti Azionisti e a semplice maggioranza relativa di voti, prevalendo a parità di voti il più anziano: gli eletti durano in carica un triennio e sono rieleggibili.

Art. 6.

 

La Direzione è incaricata del mantenimento della Società e dell’ammissione di nuovi Soci, i quali siano a suo giudizio uomini dabbene, morali ed amanti della quiete.

 

 

Art. 7.

 

La Direzione avrà cura di non iscrivere nel libro dei Soci, che dovranno concorrere, a mente dell’art. 10, alla estrazione a sorte dei gradi della Milizia, se non quelli che avranno pagata la loro quota.

 

Art. 8.

 

Nella prima Domenica di Giugno di ogni anno la Direzione radunerà la Società, presenterà ad essa l’elenco dei soci che hanno pagato la loro quota e presenterà pure il progetto delle feste del prossimo mese d’Agosto colle spese occorrenti, e di tutto ciò che a suo credere sarà necessario.

Art. 9.

 

La Direzione per mezzo di estrazione a sorte procederà alla nomina degli Ufficiali, i quali dovranno per quell’anno soltanto comandare la milizia territoriale ed avranno tutta la responsabilità per ordine della medesima.

 

Art. 10.

 

Gli Ufficiali sono dodici: 1° Colonnello, 2° Maggiore comandante, 3° Capitano di prima compagnia, 4° Capitano di seconda Compagnia, 5° Capitano Alfiere, 6° Luogotenente del Colonnello, 7° Luogotenente del Maggiore, 8° Luogotenente del Capitano di I° Compagnia, 9° Luogotenente del Capitano di seconda Compagnia, 10° Luogotenente dell’Alfiere, 11° Sergente di prima Compagnia, 12° Sergente di seconda Compagnia.

 

Art. 11.

 

Il numero degli Ufficiali sarà ripartito in proporzione degli Azionisti di ciascuna Frazione. Le estrazioni a farsi sono tre:

  1. Colla prima si estrarrà il nome della Frazione.
  2. Colla seconda si estrarrà la qualità del grado spettante alla Frazione
  3. Colla terza la persona alla quale deve spettare il grado

La prima Frazione estratta ha il diritto di estrarre per la prima la qualità dei gradi che le spetteranno, e così per ordine fino alla quinta. La prima estrazione verrà eseguita dal Direttore e in sua assenza dal Vice Direttore, la seconda e la terza da ciascun Consigliere per la Frazione cui rappresentano.

 

 

Art. 12.

 

Quando avvenisse il caso che il Socio al quale fosse toccato in sorte qualche grado non potesse o non volesse assumere l’ufficio potrà chiamare a surrogarlo un Socio legalmente iscritto.

Art. 13.

 

La Direzione avvertirà col mezzo di lettera i Soci assenti dalla patria e per mezzo del proprio Consigliere quelli non presenti all’estrazione, ma che fossero in patria, del grado toccato in sorte per la loro accettazione o surrogazione secondo le circostanze. Costoro entro un mese dal giorno dell’estrazione faranno conoscere alla Direzione la risoluzione presa.

 

Art. 14.

 

Tutte le spese che riflettono il grado individuale nella milizia sono a totale carico di ciascuno degli Ufficiali stessi; quali sarebbero le cavalcature e spese annesse, la divisa, gli abbeveraggi, i razzi ecc.

 

Art. 15.

 

Tutte le spese relative alla festa e alla Compagnia militare saranno a carico della Società; cioè quelle per la mercede, che verrà stabilita mediante apposita tariffa, alla Direzione, in indennizzo delle giornate perdute nel preparare il necessario a tali feste; quelle pei suonatori di pifferi e tamburi , pelo cannoniere, per la pulitura dei fucili comunali, per la polvere e capsule, per le colezioni, in comune in ambedue le feste, per le merende del giorno di San Valentino, della Vigilia e festa dell’Assunta e tutte le altre spese che riflettono a detta milizia.

 

Art. 16. 

 

La Direzione è incaricata di fare in quel modo che crederà più opportuno ed economico tutte le spese che potranno occorrere, seguendo in ciò il sistema fin qui usato dai nostri predecessori, per le quali spese la Direzione consulterà il libro della antica milizia. Spetta pure alla Direzione il preparare le cartucce e le capsule formandone i pacchi che devono servire per i fuochi d’onore.

 

Art. 17.

 

La Direzione avrà cura di nominare i suonatori di pifferi e tamburi, il cannoniere pei mortaretti e i due vivandieri, dando ai nominati, tutte le opportune istruzioni. Gli zappatori e loro capo e capo tamburo verranno scelti preferibilmente fra i Soci dai due Ufficiali superiori.

 

Art. 18.

 

La Direzione sotto la propria responsabilità è incaricata per la preparazione dei fucili e per la loro distribuzione. Gli Ufficiali delle Frazioni, a loro volta, sono responsabili dei fucili per la loro riconsegna in eguale numero e stato.

 

Art. 19.

 

La Direzione d’accordo coi due Ufficiali superiori stabilirà l’orario delle feste, il numero e la dedica dei fuochi di parata, attenendosi possibilmente agli antichi costumi.

 

Art. 20.

 

Ai membri della Direzione, ai suonatori di pifferi e tamburi, ai vivandieri e al cannoniere verrà dato sulla cassa comune una mercede proporzionata alle loro fatiche, come all’art. 15. Spetta al cannoniere a provvedere a sue spese pel trasporto dei mortaretti da un luogo all’altro .

 

Art. 21.

 

Terminate le feste e possibilmente nel giorno di S. Rocco, 16 Agosto, secondo l’antico costume, la Direzione adunerà gli Ufficiali dell’annata al rendiconto, presenterà il contributo dei Soci nella parte attiva, la nota delle spese occorse colle relative ricevute nella parte passiva. Reso che sarà il conto, e quando vi fosse il bisogno, la Direzione radunerà tutti i Soci per i provvedimenti a prendersi nell’interesse della Milizia; come sarebbero l’approvazione delle tariffe, la nomina della Direzione e quanto altro potesse occorrere.

 

Art. 22.

 

Nello stesso giorno di S. Rocco e giorni successivi si incomincerà il rinnovamento della sottoscrizione  per le azioni dell’anno seguente.

 

Art. 23.

 

La Direzione attuale è nominata provvisoriamente e dura in carica sino alla resa dei conti dell’anno 1883.

 

Il presente statuto composto da ventitre articoli venne letto alla presenza di gran numero di Soci, discusso articolo per articolo ed approvato in ogni sua parte dall’assemblea e sottoscritto dalla Direzione.

 

 

 

 

Calasca otto Ottobre mille ottocento ottantadue.

 

 

 

 

Il Direttore - GHISOLI Romeo

Il Vice Direttore / Cassiere SANDRETTI Giovanni

 

                                 Barzona - GOZZI Domenico

                                 Calasca Dentro - BOITI Giuseppe

I Consiglieri per      Antrogna - MARTA Antonio

                                 Boretta - MARTA Giovanni

                                 Vigino - GHISOLI Giacomo

 

                                 Il Segretario - RIGOLI Bartolomeo

 

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 Statuto Milizia 1882
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Tradizioni

ESTRAZIONE DEI GRADI (“I Grois”)

La terza domenica di luglio, l'amministrazione della Società, soci e curiosi, appena finiti i vespri si riuniscono sotto i portici della chiesa: improvvisano una sala di riunione e procedono a norma dell'art. 11 dello Statuto all'estrazione dei gradi.

L'urna è un cappello qualunque.

E' un momento di ansia e di augurio per gli ufficiali superiori: appena sorte il nome del colonnello si battono le mani, s'incrociano gli evviva., i due pifferi e tamburini salutano l'ufficiale capo colla marcia d'applauso e il campanone di Calasca, dalla torre più alta dell'Ossola suona a distesa. In tutto lo sparso comune, nei vicini paesi di Bannio, Anzino, Castiglione, ovunque giunge il suono della campana maggiore, annunziatrice che le feste a Calasca sono aperte, si comprende che il colonnello è fatto, è un continuo domandare chi sarà, fintanto che non si viene a conoscenza del nome. Una bicchierata al suon di pifferi e tamburi è la tradizionale chiusura dell'estrazione e apertura dell'allegria delle feste calaschesi.

 

DIANA

Due sono le Diane: l'una la domenica prima di S. Valentino, cioè la prima di Agosto, essendo sempre la festa di S. Valentino festeggiata la seconda domenica di agosto, l'altra generalmente il giovedì o qualche altro giorno prima della festa della Gurva, 15 agosto, a seconda del distacco che vi è tra le due feste. Alla sera di questi giorni, verso il suono dell'Ave Maria, i pifferi e i tamburi del battaglione si mettono in cammino per la frazione di Barzona, che è la più alta, colà incominciando quel giro notturno chiamato Diana.

Si recano di casa in casa, di frazione in frazione a far visita a tutti gli ufficiali, giunti alla porta di ciascuno di essi, senza far rumore, escono di botto, come d'assalto con una suonata tipica, finita la prima se ne riprende una seconda, ed una terza, se è necessaria, finchè come dice la frase stessa ed il termine militare – Battere o suonar la diana – dare segno di levarsi – l'Ufficiale festeggiato alzato dal letto, viene ad aprir la porta e ad introdurre i quattro suonatori per offrir loro tra una marcia e l'altra il rituale vino corroborante e da mangiare.

Questo è quanto si ripete alla visita di ciascun ufficiale, la dodicesima visita del giro delle diane termina quasi sempre a sole alto e immancabilmente sempre dopo che la Diana, la stella che precede il sole e l'aurora, sia apparsa sul cielo quasi per svegliare i dormienti. Con buona ragione i calaschesi chiamano il mese d'agosto il mese dell'allegria, ed io credo di non sbagliarmi aggiungendo che per alcuni è pure il mese dello sperpero dei pochi risparmi con sudore messi a parte nell'annata.

Al giorno d'oggi le "Diane", sono semplicemente le merende che gli ufficiali offrono ai soldati e che vengono organizzate nelle frazioni d'appartenenza.

 

PORTE

Verso l'Ave Maria della vigilia di San Valentino, mentre nella torre squilla e si distende il concerto delle campane a festa, mentre il cannoniere spara i mortaretti quasi per salutare il veniente giorno festivo, mentre tutto il comune viene illuminato dai tradizionali falò, sparsi nelle montagne, i soldati semplici di ogni frazione si recano alle case dei singoli Ufficiali a costruire degli archi trionfali chiamate “le porte” con rami verdi di castagno selvatico, intrecciati e guarniti di fiori e, come dice il proverbio, tutti i salmi terminano in gloria: l'ufficiale offre uno spuntino (pane, formaggio o insalata) innaffiato con vino generoso. Alla vigilia della Madonna della Gurva, alla stessa ora e con le stesse modalità si fa la “rinfrescata alle porte”, si tolgono i rami e i fiori secchi e si sostituiscono con altri verdi e freschi.

 

PIAZZA D'ARMI

E' una piazzetta che fu sempre chiamata così perchè è il luogo dove si riunisce il battaglione prima d'ogni operazione, dove si inquadrano i soldati, si formano le compagnie, si danno gli ordini. Ad un'estremità della Piazza d'Armi viene pure costruito un grande arco trionfale (una “porta”) che rappresenta il quartiere che è vigilato da sentinella, la quale al mattino di S.Valentino a squarciagola da l'allarmi sonoro e prolungato per annunziare che il colonnello a cavallo pettoruto incede per la rivista militare al suono della Marcia Tradizionale.

 

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Storia

Nel 1614 il Governatore spagnolo dello stato di Milano, Marchese Mendoza della Hionosa per accrescere le file dell'esercito inviò nell'Ossola inferiore il milanese Ottavio Varone con l'ordine di istituire le Milizie delle terre.
Ogni singolo lembo abitato, anche il più piccolo doveva armare gli uomini dai 18 ai 50 anni, atti al servizio e tenerli esercitati e pronti a difendere i forti ed i passi in omaggio a Sua Maestà Cattolica.
La Valle Anzasca (Castiglione, Calasca, Bannio, Anzino, Vanzone, Ceppo Morelli, Macugnaga) doveva tener esercitati 390 soldati.
Gli uomini cercarono con ogni mezzo di sottrarsi al servizio della Milizia spagnola invocando i privilegi, la miseria dei luoghi e la scarsità stessa di gente adatta, causa l'emigrazione, ma tutto fu vano.
Durante il servizio i militi ricevevano: tre parpaiole al giorno ed il pane di monizione. Più tardi per diminuire l'alto numero dei disertori, i Comuni furono costretti a soccorrere i soldati con una mercede giornaliera quantificata fra 15 e 20 soldi per ciascuno, oltre all'esenzione dalle tasse per la durata del servizio.
Le armi: i moschetti, le picche e gli altri arnesi guerreschi erano personali e dovevano essere forniti dai militi a proprie spese, solo per i miserabili suppliva il Comune.
Nelle lotte fra Spagna e Savoia, specialmente dal 1614 al 1617 le Milizie di Valle Anzasca furono a più riprese chiamate a presidiare le rocche di Arona e di Angera, a difendere il Passo di Paglino ed a combattere a Carpignano.

ORIGINE DELLE FESTE TRADIZIONALI

Nel 1622 il popolo di Bannio aveva terminata la fabbrica del Santuario della Madonna della Neve ed il 5 Agosto dello stesso anno tutte le Milizie della Valle Anzasca convennero colà per per l'inaugurazione: le feste durarono tre giorni con gran solennità di funzioni religiose, divertimenti pubblici, e con grande apparato della militar compagnia.

Diciannove anni dopo e precisamente il 15 Agosto 1641 anche Calasca col concorso delle Milizie della Valle e di tutto il popolo ed autorità con grandiosi festeggiamenti inaugurava il Santuario della Gurva, dedicato alla Madonna Assunta in Cielo. 

Da quel tempo si può dire che, non passò anno senza che le feste dei due Santuari non venissero condecorate dalla Tradizionale Milizia.

Quasi due secoli dopo e cioè il 15 luglio del 1805 la Milizia di Calasca condecorò la grandiosa festa che i calaschesi prepararono in occasione dell'arrivo dalle Catacombe di Roma del Corpo di San Valentino, giovine soldato e martire di Nerone, che ifratelli Giuseppe e Don paolo Boiti trasportarono in dono alla Chiesa di Calasca. Il giorno stesso la Milizia di Calasca si elesse a protettore il Soldato S. Valentino e stabilì di festeggiarne ogni anno la sua festa, la domenica precedente la festa della Gurva e cioè la seconda domenica di agosto. Da quel tempo il battaglione condecorò annualmente le feste di S. Valentino e dell'Assunta ad eccezione degli anni di pestilenza e di grandi guerre quali quelle del 1866 e dal 1915 al 1918, e dal 1940 al 1945. 

Senonchè - parla lo storico Bianchetti - alle picche, ai caschetti di ferro, ai corsaletti di cuoio, alle brache a guardinfante dell'epoca spagnuola, tennero dietro gli archibugi, le sciabole, i cappelli a tre acque, le tuniche a falde arrovesciate del settecento, poi le variate uniformidel periodo repubblicano e quelle brillanti del consolanto e dell'Impero. Dai rimasugli disparati di tutte quelle assisi militari, cui il tempo e i tarli, l'incuria e i bacchici sollazzi han risparmiato, ancor si trae partito al giorno d'oggi. Ed invero è uno spettacolo curioso vedere un centinaio di uomini di ogni età, per tal maniera vestiti nelle più strane fogge manovrare al suon di pifferi e dei tamburi, ed il sentire le salve fatte a dimostrazione d'onore, non peccanti al certo per soverchia regolarità e precisione. Non di meno una tal mostra, appunto per essere veramente - tradizionale e legittimata dal lungo corso degli anni - nulla toglie al carattere delle sacre funzioni, mentre giova tuttavia a dare una particolare importanza a quelle feste ed a chiamarvi un maggiore numero di curiosi, se non di devoti.

Tratto da "Calasca Zibaldone" Cav. Agostino Sandretti, 1948 pp. 175 -177

 

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